‘Nulla anteporre a Cristo’

Ago 24, 2026 | Notizie

La fondatrice delle Opere Educative di don Giussani, Rosa Brambilla, ha partecipato all’incontro «Nulla anteporre a Cristo», tenutosi durante il Meeting di Rimini, in Italia, in memoria di don PierLuigi «Pigi» Bernareggi, a cinque anni dalla sua scomparsa. Oltre a Rosa, all’incontro ha partecipato Anna Michelini, manager ed ex operatrice umanitaria dell’AVSI a Belo Horizonte, mentre la moderazione è stata affidata ad Alexandre Ferraro, responsabile del movimento Comunione e Liberazione in Brasile.

Rosa ha condiviso la sua esperienza di 44 anni di amicizia, convivenza e lavoro con padre Pigi in Brasile. Ricordando il primo incontro con lui, ha sottolineato una caratteristica che è rimasta presente per tutta la sua vita: «Aveva un volto silenzioso, ma carico della presenza di Cristo».

Nella sua testimonianza, Rosa ha parlato degli anni trascorsi al fianco di Pigi a Belo Horizonte e del suo modo di guardare alla realtà e a ogni persona. Uno sguardo che, secondo lei, nasceva da un rapporto profondo con Dio e che lo portava a entrare nel cuore delle circostanze, anche delle cose più semplici.

Rosa ha ricordato anche l’impegno di padre Pigi a fianco delle famiglie delle favelas di Belo Horizonte e il suo contributo alla difesa dei diritti degli abitanti. Nel 1978, su richiesta di don Giussani, lasciò il suo lavoro di infermiera per collaborare con Pigi nella pastorale delle favelas, un’esperienza che segnò anche l’inizio del suo impegno più diretto nell’ambito dell’educazione.

Nel corso dell’incontro, Rosa ha anche riportato alla memoria alcune storie che rivelano il modo in cui padre Pigi viveva ogni circostanza come un’opportunità di incontro con Cristo. Tra queste, ha ricordato una frase che lui ripeteva spesso: «Viviamo in questo istante che passa; è in questo istante che sta la realtà».

Per Rosa, l’origine di questo modo di vivere risiedeva nel rapporto di Pigi con don Giussani.

Guarda l’incontro completo e segui la testimonianza di Rosa Brambilla sulla vita, l’amicizia e la fede di padre Pigi Bernareggi.

Si può leggere anche la trascrizione dell’intervento di Rosa:

Ho incontrato padre Pigi quando andavo a messo allora nella chiesa di Santo Stefano a Milano, ma l'ho conosciuto più profondamente negli anni che ho vissuto in Brasile, in particolare quando ho vissuto con lui a casa sua un anno. Mi aveva molto colpito la prima settimana appena arrivata a Belo Orizzonte, nella casa delle prime ragazze che Don Giuss mandò in missione. Aveva un volto silenzioso, ma carico della presenza di Cristo.

 

Questo volto l'ho portato dentro di me e mi ha poi aiutato nei primi difficili anni in un contesto di crisi e di dolore di quel periodo. Vivere con padre Pigi era stare continuamente di fronte alla storia, cioè all'esperienza di Cristo qui e ora che Don Giuss ci aveva trasmesso. Questa coscienza mi ha fatto abbracciare e dire sì alla realtà, con le sue circostanze, che ha voluto dire impegnarmi, pur essendo infermiera, nell'aspetto educativo, senza i se e senza i ma, perché la realtà ci chiedeva, mi chiedeva tutto.

 

Per educare i nostri 180 collaboratori dell'opera educativa padre Giussani, invitavamo il Pigi, ogni sei mesi, a fare delle lezioni su temi specifici. Con padre Pigi ho vissuto 44 anni, lavorando con lui respiravo il suo sguardo profondo su tutto. Mi accorgevo che questo sguardo profondo gli apparteneva, perché era un uomo che camminava guardando il cielo, cioè guardando Dio, per cui andava nel profondo delle cose, delle piccole cose, ma andava sempre dentro nel profondo.

 

Le guardava come Dio le guarda e anche le persone si sentivano guardate nel profondo di sé. E con lui ho respirato che cos'era per lui l'istante, una cosa che ripeteva spesso. Cito una frase che sempre ci diceva, noi non viviamo più nel passato che è già passato, né nel futuro che ancora non è arrivato.

 

Viviamo in questo istante che passa, è in questo istante che passa la realtà. La realtà è ora, in questo istante. Guardando la realtà come lui la guardava è stato strumento di un cambiamento che ha migliorato la struttura e la vita delle favelas, di allora 180 favele che ci sono a Bellorisonti.

 

Ha lottato affinché le famiglie avessero un indenizzo quando i proprietari o l'ente pubblico volevano riscattare il terreno, che allora venivano mandati via così gratis, gratis. Prima del 78 questo diritto non esisteva. Qualcuno anno dopo, dopo alcuni anni, con i favelados è stata creata la legge pro favela, che rendono gli abitanti della favela proprietari del terreno, che hanno costruito la loro casetta.

 

Perché prima potevano mandarvi via ad ogni momento, mentre se non proprietari della terra nessuno più li poteva mandare via e questa è stata una grande vittoria non solo per noi, ma poi anche per tutto il Brasile, per le favelas del Brasile. Una legge che poi hanno abbracciato tutti. Nel 78 a richiesta di Don Giuss ho interrotto il lavoro di infermiera per collaborare con Pigi nella pastorale delle favelas.

 

Lui ha avuto vari incidenti, in macchina, in Vespa, in moto, in bicicletta, ogni tanto mi chiamavano dall'ospedale per chiamarmi, che Pigi era lì all'ospedale. Ma la cosa che più mi aveva colpito mi aveva dei suoi... di quello che ha avuto, diciamo.

 

E' stato quando lui ha avuto un'embolia all'occhio ed ero lì quando lui si è svegliato dopo l'operazione e ha detto ora con questo occhio vedo di più. E ha vissuto questo come il dono, cioè come un dono, con questa coscienza che non ci vedeva più ma vedeva meglio che l'occhio con cui vedeva, perché vedeva più la realtà, cioè Dio. Per cui ha vissuto questo dono, che per lui era un dono, vivere, ci ha vissuto di fronte a Dio.

 

Un altro episodio che vorrei raccontare, che magari molti lo sanno già, è che una volta aveva ricevuto, aveva saputo dalla parrocchia che un boss della favela lo voleva uccidere, per alcuni giudizi chiari sulla droga, che in Brasile ha la seduzione del denaro facile. Quando lo venne a sapere decise di andarlo a trovare. Mi si era spaventato da una parte, e dall'altra parte cosa ha pensato?

 

Vado a trovarlo. Ed è andato a trovarlo. E quando è andato a trovarlo gli ha portato una statua di Cristo, crocifisso, avvolto in un giornale.

 

Quando Pige è arrivato a casa sua, ha espresso un sorriso grande a questo uomo, a questo boss. E questo boss, Pige non ha mai dimenticato questo incontro con questo boss, che l'ha accolto con questo sorriso immenso. La verità che lui aveva lo rendeva libero, essenziale in tutto, capace di gustare la vita e tutto.

 

L'incontro con la I maiuscola che abbiamo fatto è eterno, ed è presente nell'istante, qui e ora, dove siamo adesso. Questo cambia il pezzettino di mondo in cui noi viviamo.

Per Pigi il rapporto con Don Giuss, l'incontro che lui ha avuto con Don Giuss. Vivendo con lui era visibile come Don Giuss era un padre per Pigi. Era per me, che vivevo, il rapporto di Pigi come se fosse una cosa sola, il Don Giuss e il Pigi.

 

Ha proprio vissuto un rapporto con Giuss, sia pastorale ma sia proprio nel quotidiano, nella memoria di ciò che aveva incontrato.

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