Tutto comincia da uno sguardo.

Método educativo!

Il nostro metodo parte dallo Sguardo rivolto alla Persona e tutte le attività sviluppate sono proposte di incontro con i bambini, gli adolescenti, le famiglie, i collaboratori e tuti coloro  che partecipano all'ambiente educativo.

  • Valorizzazione della persona
  • Sguardo attento alla realtà
  • Fare “con” e non “per”
  • Accoglie chi è accolto
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Carisma e metodo

“La prima preoccupazione di un’educazione vera e adeguata è quella di educare l’uomo a ciò per cui è stato originariamente creato.”

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Bambini ed educazione

"I bambini sono naturalmente interessati alla vita, ai suoi colori, movimenti, suoni, odori e sapori. Vogliono sapere, conoscere tutto."

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Realtà ed esperienza

L’esperienza educativa è quella che aiuta il soggetto a crescere come persona, che amplia la sua ragione e stimola la sua capacità di osservare e giudicare la realtà.

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Accoglienza

Accogliere significa occuparsi della persona nella sua interezza, significa abbracciare i suoi bisogni in ogni aspetto, stabilendo un legame positivo che aiuta l’altro a sentirsi accudito e amato.

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Centralità della persona

“La cosa più importante è osservare le persone. Il quotidiano è una ricchezza immensa, piena di scoperte e di meraviglie, perché ogni persona è un tesoro immenso.”

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Retomadas

Incontro semestrale, nato nel 2004, per riprendere l’origine delle nostre Opere e della nostra esperienza educativa, insieme a un ospite che ci accompagna nella riflessione su temi specifici.

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“Educare è introdurre alla realtà totale.” – Dom Luigi Giussani

Carisma e metodo

Chi ci conosce sa quanto sia forte il carisma delle Opere, quanto siano ricche le esperienze vissute insieme e l’unità che esiste tra i collaboratori sul metodo di lavoro. È qualcosa che si è costruito nel tempo, nato dall´incontro fra don Giussani e Rosa Brambilla, un’esperienza in cui il carisma diventa metodo! È nella semplicità di queste esperienze che si coglie la bellezza che nasce dall’attenzione per la vera educazione.

Si condivide un metodo educativo comprendendo che educare è introdurre la persona nella realtà totale, guardando sempre all’origine dell’uomo e delle cose. Un percorso che avviene sempre in compagnia della famiglia, che è il soggetto principale dell’avventura  educativa.

Realtà ed esperienza

Quando parliamo di natura nella nostra esperienza, parliamo del senso originale e vero delle cose e delle persone. Affermare la natura delle cose in un periodo caratterizzato da un forte disorientamento e da una vita quotidiana frenetica, in cui non si ha tempo di pensare a ciò che si fa, al perché lo si fa, al modo in cui ci si pone di fronte alla realtà, significa recuperare tutto ciò che di umano c’è in noi.

Realtà ed esperienza sono gli alleati fondamentali nel nostro percorso educativo. La realtà (una persona, un luogo, un oggetto o un fatto) si impone inequivocabilmente e l’esperienza ci rende consapevoli di questa realtà, accogliendola come un’opportunità sempre positiva di apprendimento e di crescita.

L’esperienza educativa è quella che aiuta il soggetto a crescere come persona, che amplia la sua ragione e stimola la sua capacità di osservare e giudicare la realtà.

Testo: Vanessa Soares

I bambini e l’educazione della prima infanzia

Fin dalla nascita, i bambini imparano più che in qualsiasi altro momento della loro vita. Hanno il desiderio naturale di comprendere il mondo attraverso il loro corpo, un desiderio che si esprime attraverso il gioco, il movimento, la parola e, soprattutto, attraverso le esperienze e le relazioni con i genitori, la famiglia e gli educatori. Ci formiamo come persone attraverso le nostre relazioni d’amore e attraverso le relazioni affettive aiutiamo il bambino a guardare la realtà nella sua interezza, le persone e, soprattutto, se stesso. I bambini nascono dipendenti da attenzioni molto specifiche per soddisfare i bisogni primari come la fame, il sonno e l’igiene. Portano in sé un bisogno ancora più grande di essere amati e accuditi, un bisogno che è nel cuore di ogni essere umano! I bambini, come noi, hanno bisogno di essere guardati, amati nella loro individualità, tenendo conto del loro tempo, e rispettati come esseri unici e capaci. L’infanzia è il periodo più importante della vita di una persona, perché è in questo periodo che si consolidano il carattere, la personalità e l’apprendimento dei valori. Nel rapporto con gli adulti, il bambino impara anche a guardare e a relazionarsi con il mondo.

Noi, genitori ed educatori, abbiamo il compito di tradurre il mondo per i bambini e attraverso il nostro sguardo, il nostro rapporto con le persone e il modo in cui guardiamo le cose, insegniamo ai bambini la realtà, perché è con l’esempio che si educa!

I bambini sono per natura infinitamente curiosi, fanno domande, vogliono sapere e sperimentare. La nostra missione è mantenere vivo questo desiderio di conoscere la realtà, che è naturalmente bella!

Testo: Luciana Perdigão

Centralità della persona

Come spiegare questo punto fondamentale del metodo? In una poesia intitolata “Insegnamento”, Adélia Prado (poetessa brasiliana) inizia dicendo: “Mia madre riteneva studiare la cosa più bella del mondo. Non lo è”.

Allo stesso modo, nel nostro lavoro educativo, “la cosa più bella del mondo” è la persona. La realtà più importante è la persona: ogni essere, ogni bambino, madre, padre, educatore, collaboratore del nostro lavoro sta al centro della questione.

Perché?
Perché una madre non desidera per suo figlio solo un posto sicuro, in cui possa essere curato, nutrito ed educato, ma anche che il bambino possa giocare e ricevere affetto. la persona ha nel cuore  desideri grandi  di giustizia, verità, gentilezza, amore e bellezza.

È così che guardiamo ogni famiglia, ogni madre, nonna, zia  che arriva all’asilo nido per iscrivere il proprio figlio. Arrivano con tutta la loro storia, i loro bisogni, desideri e problemi. L’asilo nido è il luogo in cui inizia il rapporto.

Vengono ricevuti, accolti, ascoltati, abbracciati nelle loro fragilità e vulnerabilità;  per questo, anche quando viene detto loro che non c’è posto, spesso ci sentiamo ringraziare perché siamo stati con loro considerando  i loro bisogni.

Ogni routine, ogni momento della vita quotidiana al nido è un’esperienza nella quale bambini, insegnanti e personale sono al centro e protagonisti.

Talvolta questi desideri di bene presenti in ciascuno sono nascosti dietro atteggiamenti e comportamenti inadeguati. In questi momenti guardiamo al bambino, non al suo comportamento inappropriato.

Non c’è una ricetta o un manuale da seguire, non si tratta di trovare la giusta strategia. La famiglia è chiamata a partecipare al percorso e insieme ci aiutiamo a trovare la strada migliore.

La nostra convinzione più profonda è che la famiglia sia sempre una risorsa, una risorsa importante e fondamentale, anche se indebolita e vulnerabile.

Cerchiamo sempre di partire da ciò che c’è di positivo all´interno di ogni situazione, persona e realtà. Partiamo da ciò che c’è e non da ciò che manca, e questo apre una finestra, una possibilità per la famiglia e per il bambino di riconoscere il proprio valore.

A questo percorso partecipano tutti i nostri collaboratori. Crediamo e ribadiamo sempre che tutti sono educatori, perché come dice un detto africano, “ci vuole un intero villaggio per educare un bambino”. Questa centralità della persona si esprime, ad esempio, nei corsi di formazione, che non sono semplicemente discussioni teoriche, proposta di tecniche, di strategie pedagogiche, ecc., ma costituiscono un momento per “educarsi” alla consapevolezza di sé, di chi siamo, di cosa portiamo e comunichiamo nell’incontro con i bambini e le famiglie.

Nel video è testimoniato un po’ di ciò che viviamo e sperimentiamo nella quotidianità delle nostre opere , all’ingresso e all’uscita dei bambini, nel momento del bagno,  del pranzo,  dell’igiene, del riposo, della formazione dello staff, nelle attività, nei giochi, nelle feste.

La vita di tutti i giorni con i bambini e le loro famiglie è un´immensa ricchezza, piena di apprendimenti quotidiani, scoperte e meraviglie perché ogni persona è un tesoro enorme. Ma tutto questo è reale? È possibile?

Cecilia Meireles risponde per me: “Ma quando parlo di queste piccole, certe felicità che sono davanti a ogni finestra, alcuni dicono che non esistono, altri che esistono solo davanti alle mie finestre e altri, infine, che bisogna imparare a guardare per vederle così“. – Cecília Meireles, L’arte di essere felici

Narrazione: Virginia e Lúcia

Acolhida

Accogliere significa occuparsi della persona nella sua interezza, significa accogliere i suoi bisogni in ogni aspetto, stabilendo un legame positivo che aiuti l’altro a sentirsi accudito e amato.

Da un punto di vista educativo, accogliere non significa che tutto andrà sempre bene, ma  comprendere che esiste una diversità che va rispettata e affrontata in modo da permettere la crescita;  perché accada questo è necessario che ci sia un interesse reale per la persona.

“L’accoglienza, la condivisione è l’unica forma di relazione umanamente degna, perché solo in essa la persona è esattamente una persona, cioè una relazione con l’infinito… Ecco perché nell’accoglienza di un povero e nell’accoglienza della persona più amata deve risiedere in assoluto la gratuità”. (Don Giussani)

Nelle Opere Educative Don Giussani l’accoglienza è un’esperienza reale. È un abbraccio che si apre, senza indugi, da parte di persone che si appassionano al destino dell’altro, accogliendolo nel loro cuore senza riserve, con il solo interesse allo sviluppo e alla crescita di chi è coinvolto.

Accogliere nella sua totalità significa guardare la realtà così com’è senza scandalizzarsi, per potersi muovere e abbracciare il destino della persona che ci viene donata. Sappiamo che chi si rivolge a noi può essere senza speranza; la vera accoglienza lo aiuterà a guardare positivamente la propria storia, anche se drammatica, come possibilità di crescita.

Siamo consapevoli che la famiglia è il primo soggetto educativo, per questo è necessario lavorare sul senso di appartenenza, favorendo un’esperienza che apra al perdono, all’amore, all’affetto e alla consapevolezza del bene che l’altro è per me, aiutandoli ad appassionarsi al proprio destino e nel renderli protagonisti della propria storia.

“Accogliere chi è accoglie” è una delle frasi più importanti per noi, ed è per questo che la cura avviene prima di tutto con chi lavora nelle Opere, perché capiamo che ciascuno di noi porta con sé la propria storia, che spesso può essere piena di ferite che non guariranno mai, ma che possono essere curate.

Accogliere significa comprendere che il percorso comporta il superamento e il cambiamento, significa proporre di vivere con chi ci è stato donato un nuovo inizio, dove il bene e il bello possono essere presenti. Capiamo che la compagnia in questo processo è la grande chiave che rende possibile il cambiamento.

È allenarsi a vivere con la gioia e la felicità di chi riscopre la vita ogni giorno, e credere che questo possa essere parte di un nuovo modo di essere. 

Anche la gratuità fa parte dello stare insieme. Avviene quando le persone si offrono senza aspettarsi nulla in cambio e ricevono senza imbarazzo, in altre parole, è la disponibilità di chi si prende cura e di chi accetta di essere curato. C’è bisogno che ci sia libertà tra chi accoglie e chi è accolto, per questo il nostro lavoro si basa sul principio del fare con, non del fare per. Diamo a tutti la possibilità di mettersi in gioco, rispettando il processo di crescita senza ostacoli e lasciando da parte la finzione, poiché l’io da solo non fa nulla, è un cammino insieme.

Accogliere è offrire rifugio, protezione e riparo, è dare o ricevere ospitalità, anche solo nel cuore, in questo mondo così diseguale e così povero di amore.

Testo: Elma Lopes – Coordinatrice – Casa Novella