Una ricerca accademica, basata sull’esperienza vissuta da Gloria durante il suo tirocinio volontario.riconosce il contributo delle Opere Educative Padre Giussani nella trasformazione sociale e nell’educazione.
A marzo 2026, Gloria ha concluso la sua laurea magistrale in Progettazione Pedagogica nei Servizi per Minori presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il massimo dei voti. Il suo lavoro, che riflette dedizione ed eccellenza accademica, è stato sviluppato sulla base dell’esperienza vissuta nel 2025 presso le Opere Educative Padre Giussani, in Minas Gerais, Brasile. Durante il tirocinio, Gloria ha seguito la classe del maternal 3 (bambini di 3 anni) e si è dedicata in diverse attività, come visite alle famiglie, festività, incontri con adolescenti, gruppi di madri e laboratori culturali e culinari. È rimasta con noi per due mesi, ospitata nella casa di Rosa Brambilla, a Belo Horizonte, frequentando quotidianamente l’asilo.
La tesi di Gloria, intitolata “Progettazione educativa e accompagnamento delle famiglie in contesti di fragilità sociale: uno studio sulle Opere Educative Padre Giussani di Belo Horizonte/MG – Brasile”, ha indagato un modello di intervento che va oltre la risoluzione delle emergenze materiali e che cerca di rigenerare contesti di vulnerabilità sociale; evidenzia come le Opere Educative, attraverso un metodo integrato, offrano un sostegno continuo ai bambini e alle loro famiglie, trattandoli come elementi inseparabili nel processo di crescita.
La ricerca ha raccontato la storia delle Opere e le motivazioni che hanno portato la fondatrice Rosa a rispondere ai bisogni della popolazione locale. Ha inoltre esplorato il metodo educativo adottato, con particolare attenzione all’“esperienza dell’ incontro”, che privilegia la relazione tra educatore ed educando, promuovendo lo sviluppo integrale dei bambini e degli adolescenti. Inoltre, ha sottolineato l’importanza della partecipazione attiva delle famiglie, evidenziando la co-educazione come un pilastro fondamentale del processo educativo.
Nelle conclusioni della sua ricerca, Gloria ha evidenziato come, attraverso un accompagnamento costante e rispettoso, è possibile sostenere le famiglie in situazioni di vulnerabilità sociale, aiutandole a riscoprire il loro importante ruolo educativo. Lo studio mostra come questo approccio possa generare una trasformazione reale e duratura, restituendo dignità e speranza alle persone coinvolte. Sottolinea inoltre che, in contesti di emarginazione, è necessario un modello che vada oltre l’assistenza immediata. In questo senso, le creches sono intese come spazi di “introduzione alla realtà totale”, dove l’educazione avviene come esperienza di incontro, promuovendo la valorizzazione dei bambini e delle loro famiglie. Si evidenzia inoltre l’importanza della continuità educativa e dell’integrazione con la comunità, rafforzando la corresponsabilità tra istituzione e famiglie e favorendo una vera trasformazione sociale. Ci congratuliamo con Gloria per la sua dedizione e per l’eccellente lavoro accademico che valorizza l’esperienza delle Opere Educative Padre Giussani nell’educazione e nella trasformazione sociale. Ringraziamo per il riconoscimento al nostro metodo e per coem continua ad accompagnarci anche dopo il suo ritorno in Italia. La sua esperienza ci aiuta a riaffermare che è la forza dell’amicizia che cambia il mondo e speriamo che possa ispirare più persone a credere nel potere dell’educazione della persona per la ricostruzione del principale tessuto sociale, che è la famiglia.
Ecco cosa ha scritto nel quaderno dei volontari in Aprile 2025:



“Cara creche, è difficile trovare le parole per raccontare cosa sono stati per me questi due mesi.
Oggi è il mio ultimo giorno qui mi sembra di essere arrivata ieri eppure ho vissuto e visto così tante cose che per me è difficile credere che siano passati “solo” due mesi. Fin dal primo momento l’impatto è stato incredibile (perché insospettato): appena varcato il cancello, tantissimi bambini sono corsi verso di me stringendomi in un abbraccio così forte che per poco non cadevo. E’ stato un gesto semplice e travolgente. Non sapevano nulla di me, non mi conoscevano, e io fino a pochi istanti prima avevo temuto che il mio non conoscere la lingua sarebbe stato un ostacolo troppo grande per entrare in relazione con i bambini e con tutti gli adulti. Invece loro mi hanno accolta così, semplicemente perché c’ero. E cosa si può desiderare di più nell’educare e nell’accompagnare qualcuno, se non che egli possa sperimentare e riconoscere di essere già amato ancor prima che egli faccia o dica qualcosa, semplicemente perché c’è ed è al mondo?
Riconoscere di essere amati insegna ad amare a guardare gli altri con quello stesso sguardo di bene che si è ricevuto. E questi bambini lo sanno già! Nonostante le difficoltà che vivono (situazioni familiari fragili, precarietà che non avrei nemmeno potuto immaginare) qui c’è un luogo che accoglie tutti (bambini, genitori, famiglie) e dove loro si sentono a casa. Qui ognuno viene guardato per la sua unicità. In classe non c’è fretta di “portare” necessariamente tutti i bambini allo stesso punto in un determinato momento, né ansia di prestazione: si guarda al soggetto, ai suoi tempi, ai suoi bisogni. C’è una cura incredibile nei gesti, nelle parole, nei momenti quotidiani (dai pasti, il gioco, il bagno, ecc…) e da questa cura nasce altra cura. Avrei tantissime altre cose da raccontare ma questo quaderno non basterebbe. Sono profondamente grata per tutti gli incontri fatti qui. Le persone che lavorano qui, i rapporti nati giorno dopo giorno, la stima reciproca, con la scoperta che anche chi lavora qui sente questo posto come una seconda casa, i legami con le mamme che ho incontrato, Gleyce (la maestra della turminha dove sono stata). In tutti ho visto il desiderio sincero di camminare insieme, di imparare, di mettersi in dialogo (magari anche in discussione) e di seguire. Cosa c’è di più bello? Spero di tornare presto e magari restare un po’ più a lungo.
Mi porto nel cuore ogni volto, ogni sorriso ogni gesto e attenzione di questi mesi. Chiudo con un enorme “GRAZIE!” a tutti (ma sinceramente come se lo dicessi personalmente a ciascuno di voi) per avermi regalato questo pezzo di strada insieme. Un abbraccio grande, com Deus!”
Gloria, Aprile 2025


